L'Impegno Detox nel tessile

27/11/2019

Il settore della moda italiana ha iniziato da tempo a rivolgere sempre maggiore attenzione allo sviluppo di prodotti ambientalmente sostenibili. Sia per motivazioni etiche, ma anche economiche, molte aziende di moda hanno sviluppato soluzioni "green" per l'approvvigionamento delle materie prime, e hanno investito su progetti diretti a innovare processi e prodotti; si e' cosi' passati da un generico impegno alla riduzione delle emissioni di CO2 a un'analisi rigorosa dei processi di produzione e delle loro criticita'.
Un importante esempio di questa evoluzione verso una 'moda sostenibile' e' rappresentato dalla sottoscrizione dell'Impegno Detox, promosso da Greenpeace, al quale hanno aderito tantissimi brand.
Detox si propone l'eliminazione totale di 11 classi di sostanze chimiche utilizzate nelle produzioni, la cui pericolosita' e' da tempo ben nota e che sono oggetto di rigorose restrizioni da parte dell'Unione Europea con il regolamento REACH; in base all'impegno assunto, le aziende devono agire sulla propria filiera affinche' fornitori e terzisti operino con gli stessi criteri, fornendo semilavorati liberi da sostanze chimiche tossiche e certificati da test di laboratorio. Complessivamente, si stima che l'impegno Detox influisca, direttamente o indirettamente, sulla produzione di 70 milioni di capi di abbigliamento all'anno.
Come gia' accennato, i punti principali per la promozione della 'moda green' sono sostanzialmente tre: materie prime, innovazione di processo e di prodotto.
L'attenzione rivolta alle materie prime utilizzate per ottenere tessuti ecologici ha coinvolto non solo l'alta moda, ma anche il mercato dei prodotti di largo consumo, che richiede un sempre maggiore controllo sulla tracciabilita' delle materie prime utilizzate.
Inoltre, la ricerca di filati biologici e' in crescita anche tra le aziende artigianali, soprattutto quelle specializzate nella produzione di indumenti per l'infanzia: a tale riguardo, ad esempio, un'azienda piemontese, specializzata nella produzione di capi per l'infanzia interamente naturali, impiega cotone biologico prodotto in India e certificato da organismi internazionali, e lane e cashmere prodotti in Piemonte.
Un altro esempio virtuoso e' rappresentato da chi propone i propri prodotti in versione GOTS (Global Organic Textile Standard, una norma tecnica per la certificazione del tessile biologico, che comprende produzione, confezione, etichettatura, esportazione, importazione e distribuzione dei prodotti tessili ottenuti da fibre naturali).
E' bene sottolineare che le fibre naturali non sono sostenibili in quanto tali, dato che necessitano di ingenti quantitativi di acqua e sostanze chimiche (fertilizzanti, diserbanti, insetticidi); d'altro canto, la diffusione di colture biologiche consentirebbe di ridurre in modo significativo l'utilizzo e la deposizione di sostanze chimiche sui terreni e nelle acque, e a tale riguardo il GOTS prevede una riduzione nell'uso di prodotti chimici, acqua ed energia.    
Le aziende italiane hanno dimostrato di essere molto attente alla certificazione dei loro prodotti: a partire dal 2005 si e' registrato un significativo e costante aumento dei certificati emessi dall'Istituto di Certificazione Etica e Ambientale–ICEA. L'Italia si pone al secondo posto in Europa (dopo la Germania) per il numero di aziende certificate.
Un altro importante settore di intervento riguarda il recupero degli scarti tessili: attualmente, in Europa il 74 percento degli scarti viene smaltito in discarica, e solo il 13 percento viene recuperato e reimmesso nel tessuto produttivo.
Tra le prime esperienze di recupero interessante da citare e' la lana cardata rigenerata di Prato, una tecnica che risale al XIX secolo e che e' stata valorizzata nel 2008 con la creazione, da parte della Camera di Commercio di Prato, del marchio "Cardato Regenerated CO2 neutral". Per potersi fregiare del nuovo marchio, i tessuti devono essere prodotti all'interno del distretto, devono essere realizzati con almeno il 65 percento di materiale riciclato e rispondere a precisi standard circa la misurazione dell'impatto ambientale dell'intero ciclo di produzione; tutte queste informazioni sono attestate da un Ente di certificazione internazionale (SGS).
Sicuramente merita di essere menzionato anche il progetto Quid, che riguarda la produzione di vestiti cuciti da donne vittime di violenza o appartenenti a categorie protette, realizzati con materiali di scarto della grande industria della moda: questo progetto ha consentito di recuperare a costo zero oltre 3.500 mq di giacenze pregiate, che altrimenti sarebbero finite in discarica, ed e' stato premiato alla European Social Innovation Competition.
Anche nel settore delle fibre artificiali e' possibile dare vita a cicli produttivi a ridotto impatto ambientale: la produzione di poliestere ricavato da scarti di produzione e da PET da bottiglie presenta livelli di emissione di inquinanti e consumi energetici inferiori dell'84 percento rispetto a una microfibra tradizionale, oltre a una riduzione delle emissioni di CO2 del 77 percento. E' da segnalare anche la ricerca sui biopolimeri, che ha ad esempio portato a produrre poliestere a base di PTT, molto resistente e adatto alla produzione di materiali destinati all'abbigliamento, all'arredo casa e allo sportwear.
Un altro settore promettente e' la valorizzazione delle fibre 'povere', come la lana ruvida. Ottimi risultati sono stati raggiunti nella valorizzazione della lana derivante dagli allevamenti di ovini (che è considerata un rifiuto speciale) e nel suo reinserimento nei cicli produttivi delle aziende tessili.
Il secondo asse di sviluppo del tessile ecologico consiste nell'innovazione di processo, diretta alla ricerca di soluzioni in grado di ridurre le emissioni e limitare i consumi energetici e idrici.
Il problema principale dell'industria tessile e' l'uso intensivo si sostanze chimiche e il rilascio di sostanze inquinanti nei reflui.
Per ridurre il consumo di queste sostanze, alcuni produttori hanno selezionato le razze di bestiame per produrre lane pregiate che mantengano i colori naturali del vello, mentre altri si sono cimentati nella sperimentazione di tecniche di stampa e tintura a ridotto impatto ambientale.
Quanto ai consumi idrici, il settore tessile e' uno di maggiori consumatori di acqua: basti pensare che per produrre 1 kg di tessuto occorre consumare almeno 40 litri di acqua.
A questo proposito, ad esempio, e' stato sviluppato il processo "Save the water", che impiega la chitina (sostanza naturale atossica, biocompatibile e biodegradabile) al fine di ridurre fino a 12 volte i consumi idrici, oltre a ridurre del 70 percento l'impiego di agenti inquinanti e del 90 percento i consumi energetici.    
Interessante anche il processo Vultex, un metodo di colorazione innovativo che consente di risparmiare il 44 percento di acqua, il 70 percento di energia e di quintuplicare la produttivita', riducendo del 90 percento i tempi di lavorazione.
Quanto alla riduzione dei consumi energetici, lo sviluppo di un nuovo tipo di scambiatore autopulente in grado di recuperare l'energia del calore delle acque utilizzate nei processi di finissaggio e tintura.   
Sempre nel campo dell'efficienza energetica, e' stato messo a punto un processo innovativo in grado di svolgere in contemporanea il trattamento di tintura e finissaggio; grazie a una nuova macchina di tintura che dimezza i consumi energetici, questo processo riduce i consumi idrici del 40-60 percento e quello di coloranti del 5-10 percento.
Il terzo aspetto su cui agire e' l'innovazione di prodotto, che consiste nell'utilizzare gli scarti provenienti da altre filiere produttive per realizzare nuovi tipi di tessuto.
Un esempio su tutti, la produzione di tessuti a partire dagli scarti degli agrumi, grazie a un processo nano-tecnologico che consente di estrarre la cellulosa da questi rifiuti; oppure la produzione di borse utilizzando sughero e carta riciclati.
Un altro promettente filone di ricerca e', infine, la tecnologia al plasma, che consente di rendere i materiali chimicamente attivi e meccanicamente rafforzati, modificando le loro proprieta' e rendendoli idrorepellenti, resistenti al fuoco, all'UV, antimicrobici, antiallergenici, antifeltranti e antimacchia. Allo scopo e' stata sviluppata una macchina al plasma innovativa per trattamenti in linea di materiali tessili, che consente di eliminare l'utilizzo di acqua e di ridurre i consumi energetici.

 

 

 

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